Storia dei tre Santi

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I martiri

A cura di Luigi Stefani ed Antonio Testini

 

Le conoscenze sulla vicenda terrena dei Santi Sisinio, Martirio ed Alessandro, sono scarse e ci provengono dalle due lettere che S. Vigilio, verso la metà dell’anno 397 d.C. scrisse a S. Simpliciano, Vescovo di Milano e a S. Giovanni Crisostomo, Patriarca di Costantinopoli. Con le due lettere Vigilio invia anche alcune reliquie dei tre Martiri.

Da tali documenti, elaborati per le comunità del tempo, con un linguaggio a volte oscuro, più di carattere spirituale che episodico, è possibile trarre le vicende della vita dei Patroni della nostra Parrocchia.

Sisinio,Martirio ed Alessandro provengono dall’oriente e precisamente dalla Cappadocia; raggiunsero Milano, ove era Vescovo S. Ambrogio.

Furono quindi a Trento e S. Vigilio li iniziò agli ordini sacri: Sisinio diacono, Martirio lettore ed Alessandro ostiario.

Vigilio li inviò in Anaunia, in una località chiamata Mecla (oggi Sanzeno) “difficilmente accessibile per configurazione naturale e per l’ostilità degli animi” per la evangelizzazione della zona.

La popolazione era allora dedita al culto degli dei Saturno, dio dell’agricoltura e Mitra, divinità solare. I santi chierici, con l’aiuto di Dio e la guida di S. Vigilio, iniziarono il loro apostolato, durato una decina d’anni, fatto di preghiere, di fatiche, tra difficoltà di ogni genere, riuscendo a costruire una chiesa e diffondendola Paroladi Dio e “la nuova pace del nome cristiano”.

La loro vita si concluse tragicamente in occasione delle feste degli ambarvali, il 29 maggio dell’anno 397 d.C. “nelle ore del mattino, quando sorge l’aurora e si dileguano le ombre del cielo”.

Una turba di uomini assalì l’abitazione e la chiesa. Sisinio fu ferito mortalmente da colpi di scure; Martirio fu trapassato da parte a parte con pali acuminati; Alessandro fu legato ancora vivo agli altri corpi e trascinato con loro sulla pubblica strada.

Infine furono gettati sul rogo, preparato con le travi della chiesetta distrutta, davanti all’idolo di Saturno.

S. Vigilio, subito accorso sul luogo del martirio, vegliò tutta la notte accanto ai resti del rogo. Raccolse quindi le ossa dei Martiri e le portò a Trento; raccolse anche le ceneri, frammiste a terriccio, e le depositò in un’urna. Fece voto “di costruire una basilica su quel luogo ove essi meritarono di essere i primi testimoni della fede gloriosa”.


Le Reliquie dei Tre Santi Martiri

Negli “Atti di S. Vigilio”,  è scritto che S. Vigilio stesso con alcuni compagni “raccolsero in candidi lini i resti combusti dei tre Martiri e li portarono a Trento, collocandoli nella Chiesa che egli aveva costruito”.

È perciò evidente che nel secolo IV le Reliquie si trovavano nella Chiesa vigiliana.

È altrettanto vero che parte di tali Reliquie furono inviate da S. Vigilio a varie altre Chiese, tra le quali Milano, Costantinopoli, Brescia, Ravenna, Verona, Torino e Roma. Si presume che, eccettuato il deposito di Milano, nelle altre Chiese le reliquie fossero di modesta entità.

Infatti, nella ricognizione operata nella Chiesa di S. Simpliciano a Milano nell’aprile del 1927, risultò che il quantitativo dei resti ivi conservati, ammontava a circa un terzo del totale.

La stessa Chiesa di Sanzeno, come rilevato nella ricognizione del 1472, fatta dal Vescovo Hinderbach conservava oltre a pochi frammenti ossei rinchiusi in una teca d’argento, l’urna in marmo con il terriccio misto a carboni ed altri resti del rogo.

Trento resta perciò il luogo principale ove furono deposte le reliquie dei Tre Santi.

Solamente nell’XI secolo se ne ritorna a parlare. Nel diploma, col quale l’imperatore Corrado II, nell’anno 1027, costituiva il Principato Vescovile di Trento, si cita “la santa Chiesa di Trento, nella quale riposano i corpi preziosi dei martiri Vigilio, Sisinio, Martirio ed Alessandro”.

Nel Sacramentario Uldariciano del 1145, redatto in occasione della consacrazione della Cattedrale di Trento, una nota informa che in tale occasione il Vescovo Altemanno, depose nel Duomo da lui rinnovato, le reliquie di S. Vigilio e dei Tre Santi Anauniensi.

Nell’attuale Duomo, iniziato da Federico Vanga nel 1212, fin dalla seconda metà del 1300 esisteva un altare dedicato ai SS. Martiri Sisinio, Martirio ed Alessandro. Altre citazioni e testimonianze varie nel corso dei secoli successivi, pur non indicando esattamente il luogo ove erano deposti, confermano che i Corpi dei SS. Martiri riposavano nella Cattedrale di Trento.

La risposta sulla loro esatta ubicazione avvenne nel1739 inoccasione della costruzione del nuovo altare maggiore con il baldacchino.

Nella rimozione dei vari altari allora esistenti, in quello ubicato nella cripta del Duomo vanghiano, venne alla luce una notevole quantità di ossa umane. Alla presenza del Vescovo Domenico Antonio Thun, del Capitolo, dei componenti della Corte principesca, le reliquie furono rimosse e collocate nell’altare della Vergine Addolorata. Fu convinzione dei presenti, che le spoglie ritrovate dovevano appartenere a vari Santi venerati da secoli nel Duomo, escluse quelle di S. Vigilio e Adalpreto che erano deposte in luoghi distinti e noti. Testimoni dell’avvenimento e storici del tempo, confermano che in tale occasione furono rinvenuti i resti di vari Santi, compresi “ceneri e resti dei Martiri Anauniensi”.Nel 1773 fu demolito il vecchio Altare dell’Addolorata e sostituito da quello marmoreo tuttora esistente. Lì furono collocate le medesime reliquie e sulla fronte del sarcofago venne apposta la scritta “Ossa et cineres Ss. Martirium Sisinii, Martirii et Alexandri, et S. Maxentiae viduae eiusque filiorum Claudiani et Magoriani Confessorum haec urna recondit”.Nel 1834 il sarcofago fu aperto e le reliquie, riposte in appositi vasi, furono ricollocate nel medesimo loculo. Nell’anno 1927 la cassa contenente le reliquie fu nuovamente aperta. Una apposita Commissione, dopo attenti esami, stabilì che parte delle ossa presentavano tracce di combustione e calcificazione; con i resti esistenti a Milano, nella Chiesa di S. Simpliciano, si poté appurare che tra i due depositi esisteva un rapporto di complementarietà. Le reliquie dei Tre Martiri Anauniensi, furono poste in una apposita urna e conservate nella sacrestia del Duomo di Trento. Nel1966 inoccasione dei lavori di restauro del Duomo, le Sacre Reliquie trovarono definitiva sistemazione in una artistica urna collocata ai piedi dell’altare, nell’absidiola detta di S. Stefano, dedicato ai S. Martiri Sisinio, Martirio ed Alessandro. Una parte della reliquie dei nostri S. Patroni, sono ora degnamente collocate nell’Altare della nostra Chiesa Parrocchiale.


Il culto

Il culto dei Tre Martiri si diffuse nella regione Tridentina e nel Milanese. In un primo periodo, infatti, il martirio dei Chierici, ebbe vasta risonanza nel mondo cristiano di quell’epoca. Ne parlarono e scrissero:

- S. Vigilio con le lettere inviate a S. Sempliciano e a S. Giovanni Crisostomo di Costantinopoli;

- S. Massimo, vescovo di Torino, dedica due sermoni ai tre Martiri (nell’anno 400 circa);

- Gaudenzio, vescovo di Brescia, né parla sempre nell’anno 400 circa;

- S. Agostino li cita in una lettera del 412;

- Paolino Diacono parla del miracolo del cieco dalmata nel 422;

- il Martirologio Gerosminiano, verso la metà del V secolo testimonia la data ed il luogo del martirio.

Le figure dei nostri tre Martiri, ben presto però caddero nel dimenticatoio, come nota don Iginio Rogger nel 1966: “dopo tanta notorietà goduta a giusto titolo nell’antichità cristiana, sono stati poi nel corso dei secoli quasi sommersi dall’oblio”.

Emanuele Cursel aggiunge: “tali figure persero progressivamente colore, di fronte alla montante popolarità del loro vescovo, Vigilio, pure venerato come martire”.

A Milano furono per lungo tempo venerati nella Chiesa di S. Sempliciano, successore di S. Ambrogio. Racconta il segretario di S. Ambrogio, che al momento dell’arrivo a Milano delle reliquie dei Martiri Anauniensi, un cieco della Dalmazia, dopo aver visto in sogno una schiera d’uomini con bianche vesti, chiese a S. Ambrogio il dono della vista. Fu invece invitato a recarsi alle porte della città e di andare incontro a coloro che stavano arrivando. Toccata l’urna contenente i resti dei tre Martiri, cominciò a vedere. Ed ancora

Alla loro protezione il popolo attribuì la vittoria della Lega Lombarda contro il Barbarossa a Legnano, nel 1176.

A Sanzeno, nel 1490, il Vescovo Giovanni IV Hinderbach, fece iniziare i lavori per una nuova Chiesa, usufruendo in parte dell’esistente edificio vigiliano.  I lavori si conclusero nel 1567 dal Cardinale Cristoforo Madruzzo.

E’ questa l’attuale basilica di Sanzeno, meta anche dell’annuale pellegrinaggio della nostra Parrocchia.

Le figure di questi tre Santi si stagliano come autentici Padri della Chiesa: fedeli alla chiamata di Dio, abbandonarono, come Abramo, patria, casa, parenti e si incamminarono sulle vie ignote dell’Occidente, per portare ad altrila Paroladi Dio.

Ma quali sono le altre chiese ove si venerano o si venerarono i Martiri dell’Anaunia? Sono ben poche.

In Val Venosta a Lasa, poco fuori dell’abitato, su un colle ornato di pini, è ubicata una piccola Chiesa, ora sconsacrata, dedicata a San Sisinio. L’edificio di stile romanico, risale al 1200 ed è circondata da un robusto muro di protezione. Nella Chiesa parrocchiale di Lasa dedicata a San Giovanni Battista è conservata una lastra in pietra, di epoca altomedioevale, con la rappresentazione, in altorilievo, dei Santi.

Occorre rilevare come il culto dei Tre Santi (assieme a quello di S. Vigilio) si sia propagandato anche verso nord della regione. In un secondo tempola Val Venosta(nel VI secolo) fu aggregata alla diocesi di Coira.

A Volano poco a nord di Rovereto, c’è la chiesa di San Rocco. Si ricorda che nell’atto di consacrazione del 1502, furono riposte nel sepolcro degli altari, fra le altre, anche le reliquie dei Santi Sisinio, Martirio ed Alessandro.

Emanuele Cursel riferisce che la visita pastorale del 1538 – 1539 registra come dedicate ai Tre Santi le Chiese ubicate a:

  • S. Alessandro, presso Riva del Garda, alle falde del monte Brione. La chiesa, già ricordata nel 1275, fu poi riedificata in un altro luogo nel 1856.
  • Dro, nella piazza del paese, è ubicata la vecchia chiesa dedicata ai Tre Martiri (ora sconsacrata), con un notevole portale romanico del XII secolo.
  • Arco, una cappella della Pieve, le cui prime notizie risalgono al 1150 circa, poi fu ricostruita nel 1600.
  • Ciago del 1580 (nella Valle dei Laghi).
  • Pedersano del 1619 (Villa Lagarina).
  • Salteri del 1955 presso Trento.
  • Trento, in Via Alfieri, conglobata nel Palazzo Galasso (o Fugger) si trova la cappella dei S.S. Martiri Anauniesi costruita nel 1607, adorna di stucchi incornicianti delle tele con storie della vita dei Martiri. Si ipotizza che una cappella esistesse sul posto già da tempi molto più antichi.

I luoghi più importanti per il culto dei S.S. Martiri sono però il Duomo di Trento e la Basilicadi Sanzeno.

Anche nel Duomo di Trento il culto dei Tre Martiri subì un’alternarsi di fervore e di dimenticanza.

Dopo le notizie riportate nelle lettere di S. Vigilio (nel 400 circa), i Tre Santi sono menzionati nel diploma con cui l’imperatore Corrado II conferiva alla Chiesa di Trento, il diritto di Contea (1027). I resti dei Tre Santi passarono poi nella Cattedrale realizzata dal Vescovo Vanga.

Si ha notizia che nel 1320 esisteva nel Duomo un altare dedicato ai S.S. Sisinio, Martirio ed Alessandro. Tale altare, pur cambiando locazione, rimase in essere fino al 1800. Curiosamente, la proprietà dell’altare passo nei secoli a varie famiglie, anche non trentine. Probabilmente l’altare, più che oggetto di devozione, fu segno di potenza delle varie famiglie che ne furono proprietarie (c.f.r. E. Curzel).