La nostra storia

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La Commissione e…Don Vittorino

Trovati i primi fondi, nell’ambito della diocesi di Trento fu costituita la Commissione Chiese nuove per Bolzano e Don Silvio ricevette l’incarico ufficiale di provvedere ad individuare il luogo per la parrocchia Tre Santi. La Curia il 10 marzo del 1963  bandì un concorso per scegliere il miglior progetto della Chiesa.

Il bando di concorso prevedeva la realizzazione della Chiesa, della sala parrocchiale e di tutto il sacro complesso (art.5); si strutturava  in un’unica navata capace di 300 posti a sedere, “ non eccessivamente sopraelevata” e la costruzione di un campanile; il concetto informante-si sanciva- potrebbe essere”il Verbo si fece carne e pose fra di noi la sua tenda” (Giov.1.14).La Chiesa, infine, doveva essere dotata di due altari laterali (art 6). Don Silvio chiedeva alla Curia la presenza  di quattro sacerdoti ed il parroco; la domenica si sarebbero officiate cinque S. Messe ed utilizzati sei confessore.  L’art. 13 prevedeva che ”La parrocchia è libera di realizzare o meno la costruzione di cui al presente bando cosicché non resta legata da alcun onere o vincolo(…)” 

La commissione esaminatrice era formata da:

Mons. Enrico Forer, Vescovo ausiliare;

Guido Bortolameotti,  Vicario generale

Giovanni Bartolotti, decano di San Quirino;

Giorgio Hepperger, nominato dalla Curia vescovile;

Antonio Svaizer, Segretario della Commissione arte sacra;

don Silvio Bortolamedi, incaricato per le opere parrocchiali;

arch. Guido Pellizzari, Ordine degli architetti;

ing. Dario Bologna ,Ordine degli ingegneri;

ing. Peter Zelger, quale rappresentante dell’assessorato provinciale dei Lavori pubblici;

ing. Rocco Basile, Comune di Bolzano;

arch. Efrem Ferrari , nominato dalla Curia vescovile;

dott. Ladislao Laszloczk,nominato dalla Curia vescovile;

il Parroco di Gries;

Padre Bertoldo, rappresentante dell’abate di Gries.

 

Furono presentati due progetti da:

1.  Architetto Abram,  preventivo 210 milioni;

2.  Architetto Candelpergher, preventivo 250milioni.

L’ arch. Maurer  ritirò il bando di concorso e non presentò il progetto.

Il concorso fu assegnato  al progetto dell’arch. Candelpergher; il progetto pianificava l’intera area sia attraverso  la costruzione della Chiesa che della canonica.

Il progetto originario fu modificato perché  si dovettero osservare scrupolosamente le direttive del Concilio Vaticano II. In realtà, al futuro primo parroco di Tre Santi, Don Vittorino non piacque il progetto scelto dalla Commissione. Lo considerò antiquato  e poco funzionale  e di conseguenza  pensò di bandire un nuovo concorso per la nuova Chiesa. L’architetto Candelpergher, il vincitore del concorso, inviò una lettera  alla Curia vescovile per protestare sull’eventuale nuova scelta. La Curia chiese il parere alla Commissione pontificia arte sacra che  ritenne lecite le modifiche apportate senza indire un nuovo concorso. Pertanto, risolta la questione, furono presi  accordi tra Don Vittorino e l’architetto Candelpergher per dare l’assetto definitivo alla erigenda Chiesa.

Un’altra volta era intervenuta la Provvidenza.                      

Il primo ottobre 1966, con decreto del vescovo diocesano mons. Giuseppe Gargitter, don Vittorino Dallapè è nominato parroco.  Scrive Don Vittorino nella lettera bilingue ai fedeli: “ E’ doveroso rivolgere un primo ringraziamento ai Reverendissimi Padri  Benedettini per la cura  di anime,(…)ed al Convento per la generosa offerta in denaro(…)Un ringraziamento particolare a Don Silvio che con zelo infaticabile e lavoro costante si è interessato alle cure delle anime(…)ed ha realizzato il primo lotto dei lavori(…) Parrocchia Tre Santi, ultima figlia della venerabile Chiesa matrice di S. Agostino”.

L’8 dicembre  si celebra la prima S. Messa nella cappella provvisoria.

E finalmente il 6 aprile del 1971 iniziano i lavori della Chiesa. Il 21 giugno Mons. Forer presiede alla posa della prima pietra.” Il 19 dicembre 1971 ha luogo la solenne benedizione della Chiesa, impartita dal Vescovo Mons. Gargitter.

“Partecipo alla vostra gioia-dice il Vescovo nell’Omelia della Messa- motivata dalla benedizione di questa Chiesa che sarà centro e strumento della vostra comunità di fede” E don Vittorino commenta”E’ un primo passo, ora ci attende un lungo cammino, per costruire una Chiesa viva, per edificare un’autentica comunità cristiana.

Tredici anni dopo, il 7 ottobre 1984 la Chiesa verrà consacrata da Monsignor Gargitter.

 

Ha scritto Giovanni Guareschi:”…se l’avvenire dell’albero ed il suo progresso verso l’alto sono sopra la terra, le radici sono sotto terra. E ciò significa che l’avvenire è alimentato dal passato. Guai a coloro che non coltivano il ricordo del passato, sono gente che semina non sulla terra, ma sul cemento”

Mauro Corona nel suo libro” Nel legno e nella pietra” così si esprime, in pura poesia: “ il fumo è testimone di un fuoco. La legna finisce, il fuoco si spegne. Rimane l’odore del fumo, che è ricordo. Del fuoco resta la cenere, che è memoria. Rovistando fra la cenere si pensa al fuoco che fu. Ricordare fa bene, è un buon allenamento per resistere e tirare avanti. Ha scritto Mariapia Bonanate”…Chi non ha memoria, non ha neppure futuro, perché una civiltà ed una comunità si costruiscono sulla conoscenza del proprio passato remoto e recente”

Dalla memoria emergono ricordi, esperienze, delusioni, speranze.

Il modello della Chiesa perfetta (la “Gerusalemme celeste”) è la parrocchia dove dove gli egoismi devono  lasciare il posto  alla solidarietà. E come siamo diventati da quel lontano 1966? Sono stati commessi errori; troppo spesso, forse sono prevalsi l’individualismo, il cinismo e quello che Galimberti  definisce “l’analfabetismo emotivo”. Eppure, la nostra parrocchia è sempre lì, ancorata, attraccata come una barca in piena tempesta sociale, aggrappata al suo quartiere, alla sua gente. E’ forse questa la Shekinah (residenza) ossia la presenza divina nel suo manifestarsi in questo luogo attraverso  l’ascolto della Parola? E’ l’esempio dell’unità, della coesione di una comunità presente ed attiva.

L’emozione più bella è sentire  e pregare insieme all’unisono con una voce sola,  come ci ha insegnato Gesù, il Padre Nostro. Nella nostra  più bella preghiera si chiede di santificare il Suo Nome. Continuiamo a santificarlo nella nostra Chiesa.