La nostra storia

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a cura di Luigi Stefani e Antonio Testini

 

L’otto dicembre del 1966  è iniziata la lunga ed esaltante storia  della Chiesa Tre Santi. Viene officiata, infatti, la prima messa, in una piccola cappella  provvisoria,da don Vittorino, don Silvio e l’abate di Gries Löpfte. La  cappella è gremita. Il popolo cattolico in quel momento sa che quel luogo spirituale  rappresenterà il punto di riferimento  religioso dell’intero nuovo quartiere. “Si respirava un ‘atmosfera celestiale e  si sentiva la presenza di Dio” racconta don Vittorino, il primo parroco di Tre Santi.

In quale contesto storico ed ecclesiastico  è nata la Chiesa Tre Santi?

 “…..nell’agosto del 1964-come scrive Carlo Romeo,una bolla papale sanciva la nascita della diocesi Bolzano-Bressanone che aggregava a sé tutti i decanati situati all’interno dei confini amministrativi della Provincia. (..) tra i significati di tale storica decisione fu subito evidente a tutti quello politico, cioè l’indicazione dell’autonomia provinciale come soluzione della questione altoatesina. Il nuovo assetto portò con sé numerosi cambiamenti tra cui il trasferimento della sede vescovile da Bressanone a Bolzano (1972) e la riorganizzazione degli uffici e delle strutture in funzione dei diversi gruppi linguistici”. E’ negli anni ‘60 che il vicario di Trento Vielmetti, visitata la città di Bolzano ,aveva convinto la Curia arcivescovile a costruire alcune Chiese nella città.


Il Concilio Vaticano secondo

Nel 1961 Giovanni XXIII promulga l’enciclica “Mater e Magistra” e nel 1962 si apre il Concilio.

Il Concilio Vaticano II riaffermava la centralità di Cristo attraverso l’incontro ed il dialogo con gli uomini di tutte le religioni abbandonando antichi  pregiudizi dottrinali; chiedeva al cristiano di manifestare ed impegnarsi per l’amore ed il rispetto dell’altro; modificava  la fisionomia giuridica della Chiesa. Nasceva l’ecclesia; si trasformava il rito della S. Messa e si indicavano le disposizioni per la celebrazione dell’Eucaristia. Secondo la Costituzione Apostolica con la quale si promulga il messale romano, si dispone…”per la celebrazione dell’Eucaristia, il popolo di Dio si riunisce di solito nella Chiesa oppure, in mancanza di questo in un altro luogo decoroso che sia degno di un così grande mistero (n.253).” Nel Messale romano riformato in base al Concilio Ecumenico Vaticano II, si indicano alcune disposizioni per la celebrazione dell’Eucaristia. La disposizione 259, ad esempio, impone che “l’altare, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, è anche la mensa del Signore, alla quale il popolo di Dio è chiamato a partecipare quando è convocato per la Messa; l’altare è il centro dell’azione di grazie che si compie con l’Eucaristia” E la disposizione 262 afferma che “ nella Chiesa vi sia l’altare fisso (ossia aderente al pavimento) e dedicato. Sia costruito staccato dalla parete, per potervi facilmente girarvi intorno e celebrarvi rivolto verso il popolo. Sia poi collocato in modo da costituire realmente il centro verso il quale converga spontaneamente l’attenzione di tutta l’assemblea.”Le norme ecclesiali  del Messale erano al passo con i tempi. Nasceva la Chiesa Tre Santi in questo particolare contesto storico; negli spazi e nel luogo, nei riti e nella liturgia sarebbe scaturita la forza della nostra Chiesa. Sarebbero stati capaci i sacerdoti ed i fedeli, secondo i dettami del Concilio, di "aprire la Chiesa alla lettura dei segni dei tempi" con una marcata natura "pastorale"?


La nascita                                                           

Nel 1925 il territorio amministrato dal Comune di Gries veniva conglobato nel comune di Bolzano che aveva, già da tempo, assorbito il comune di Dodiciville. Il Comune di Gries copriva il territorio compreso ad est il Talvera a sud l’Isarco e a  nord la pendice del Guncina. I primi piani regolatori redatti dal comune di Bolzano non contemplavano alcuna zona destinata ad attrezzature pubbliche ossia ad un luogo di culto. Solamente nel piano urbanistico redatto da Piccinato, adottato nel 1962 ed approvato nel 1964  appare per la prima volta l’area ove sorgono oggi gli edifici parrocchiali.

Le prime “tracce” della nascita della nostra Chiesa si riscontrano nel novembre del 1961. Con lettera dell’11 novembre Don Silvio, ricevuto l’incarico da Monsignor Forer, programma l’acquisto del terreno  . Il 27 novembre 1962 don Silvio propone la nuova Chiesa individuata nel piano regolatore (p.f  74|10). Nella lettera del 14 dicembre 1963 il Provicario generale Vielmetti avverte don Silvio che “ho consegnato a Sua Eccellenza Rev.ma mons.Amministratore Apostolico tutti i promemoria che Lei mi aveva fatto pervenire in merito alla costituzione della nuova parrocchia  italiana a Gries di Bolzano” La lettera, scritta in tono curiale-diplomatico, accenna a contrasti tra Mons. Forer e mons. Gargitter sulla costruzione della Chiesa e tuttavia si ribadisce l’impegno per la costituzione della Parrocchia.”..aspettiamo ciò che deciderà Mons. Gargitter” conclude fiducioso Vielmetti. Ed in fiduciosa attesa, intervenne la Provvidenza.

Nel 1963 il parroco di Cristo Re, il parroco e l’abate di Gries, il Prevosto di Bolzano ed il vescovo ausiliare Mons. Forer firmarono una convenzione secondo la quale sarebbero state smembrate le rispettive parrocchie, fissati i confini ( piazza Mazzini-corso Italia-vicolo Mendola-via Roen-via Gaismair-via Druso-Stradella Prati-bisettrice tra via Mendola e via Penegal-via  Tre Santi –Corso Libertà). Il 24 maggio 1963 viene emanato il decreto n. 1438 in cui si afferma che “ si costituisce nella città di Bolzano la nuova parrocchia S. Antonio da Padova”.  Si segnala, però, nel decreto dell’1 luglio 1963, che poiché sono presenti altre Chiese con la stessa denominazione (“cum vero in aedem Civitate aliae ecclesiae eiusdem Tituli iam existant..”) si assegna a tutti gli effetti (“…ad omnes effectus adsignamus”) quali patroni titolari i tre Santi Sisimio, Martirio ed Alessandro. La parrocchia sarà denominata Tre Santi(“…nomen vulgo inductum “Parrocchia Tre santi” probantes”)  Fu Mons. Forer ad auspicare che fosse aggiunto  al nome Sant’ Antonio, Tre Santi.


Ancora la Provvidenza e… i quaderni di Don  Silvio

Don Silvio Bortolamedi  pose le basi, nel periodo successivo, alla realizzazione del primo lotto dei lavori.

Egli  dovette, su incarico di Monsignor Forer,  provvedere al pre-finanziamento per l’acquisto del terreno e poi per la costruzione del complesso pastorale. L’unica soluzione era quella di chiedere offerte e ricorrere a prestiti da privati. E qui, come ci fece notare in uno dei numerosi incontri, intervenne la Provvidenza, come amava ripetere.

“ La Provvidenza-affermò  Don Silvio- volle che trovassi una cerchia di  buone persone che mi aiutarono a costruire, passo dopo passo, e sulla sola fiducia un primo Fondo Speciale, che in seguito si dimostrò utile per aiutare  anche altre parrocchie ed istituzioni”. Don Silvio annotava su tre quaderni  una precisa  contabilità: e’ impressionante  lo scrupolo, la cura ed il rigore nel segnare “artigianalmente”in quaderni la contabilità. “L’ho fatto- - non solo per mia memoria ma anche per essere in grado di rendere responsabilmente conto alle persone presso le quali avevo trovato fiducia ed aiuto.” Nel quaderno n. 1 si trovano riuniti l’inizio delle opere destinate all’erigenda Parrocchia Tre Santi e le note che si riferiscono al Fondo speciale. Il quaderno si compone di 78 pagine; è scritto a penna e risultano annotate tutte le operazioni relative all’acquisto del terreno, le spese di progettazione e le prime offerte, il contributo del Convento dei Padri Benedettini e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Notava Don Silvio che”la rapida e puntuale costruzione della casa canonica, iniziata nei primi giorni di aprile del 1966 permise di celebrare la prima Santa Messa nei locali del pianoterra adattati a cappella provvisoria l’8 dicembre”

A pag 29 e  a pag 30 del quaderno si trova il rendiconto collegato al Fondo Speciale (datato 1971); si fa menzione al numero di conto corrente presso la Banca di Roma con denominazione Fondo Speciale Chiesa Tre Santi in Bolzano.

Alla fine del 1971, Il parroco don Vittorino e Don Silvio, constatata la positiva situazione economica della parrocchia, decisero di creare una gestione autonoma del Fondo rispetto all’ordinaria amministrazione della parrocchia. A Don Silvio fu affidato il compito di gestire il fondo per aiutare anche le altre Chiese  quali la parrocchia di San Giuseppe a Pineta di Laives, l’amministrazione del cinema Cristallo della parrocchia Regina Pacis, la Chiesa del Santo Rosario, la Rettoria San Domenico e qualche altro ente come il Seminario Minore.

L’ultima operazione è datata il 6 febbraio  1980 con la restituzione  dei capitali e degli interessi capitalizzati  alla moglie del signor Ettore Andreis. La somma è di lire 2.187.397. Il quaderno n. 2 riporta l’elenco nominativo dei prestiti.

Il quaderno n.3 con il titolo “Mutui contratti per la creazione del Fondo Speciale Chiesa Tre Santi” contiene la cronistoria e la contabilità esatta (dare|avere) dei prestiti ricevuti . In data 7 agosto 1970 i prestiti ammontavano a  Lire 123.996.218 ed i rimborsi a Lire 35.382.367. La somma da restituire era di Lire 88.613.851. La somma del capitale da restituire fu divisa in due parti:

1)il parroco si sarebbe assunto la responsabilità di rimborsare Lire 42.000.000 alla Curia a nome della Parrocchia Tre Santi;

2) Don Silvio, che aveva fatto parte della Commissione Chiese nuove, avrebbe gestito il Fondo speciale per la somma residua con l’obbligo di restituzione alle persone che avevano concorso alla formazione del fondo.

A pag 13 del quaderno n. 3 viene riportata l’ultima operazione con ricevuta a saldo di Andreis Carmela ed Andreis Ettore, suo fratello.


La Commissione e…Don Vittorino

Trovati i primi fondi, nell’ambito della diocesi di Trento fu costituita la Commissione Chiese nuove per Bolzano e Don Silvio ricevette l’incarico ufficiale di provvedere ad individuare il luogo per la parrocchia Tre Santi. La Curia il 10 marzo del 1963  bandì un concorso per scegliere il miglior progetto della Chiesa.

Il bando di concorso prevedeva la realizzazione della Chiesa, della sala parrocchiale e di tutto il sacro complesso (art.5); si strutturava  in un’unica navata capace di 300 posti a sedere, “ non eccessivamente sopraelevata” e la costruzione di un campanile; il concetto informante-si sanciva- potrebbe essere”il Verbo si fece carne e pose fra di noi la sua tenda” (Giov.1.14).La Chiesa, infine, doveva essere dotata di due altari laterali (art 6). Don Silvio chiedeva alla Curia la presenza  di quattro sacerdoti ed il parroco; la domenica si sarebbero officiate cinque S. Messe ed utilizzati sei confessore.  L’art. 13 prevedeva che ”La parrocchia è libera di realizzare o meno la costruzione di cui al presente bando cosicché non resta legata da alcun onere o vincolo(…)” 

La commissione esaminatrice era formata da:

Mons. Enrico Forer, Vescovo ausiliare;

Guido Bortolameotti,  Vicario generale

Giovanni Bartolotti, decano di San Quirino;

Giorgio Hepperger, nominato dalla Curia vescovile;

Antonio Svaizer, Segretario della Commissione arte sacra;

don Silvio Bortolamedi, incaricato per le opere parrocchiali;

arch. Guido Pellizzari, Ordine degli architetti;

ing. Dario Bologna ,Ordine degli ingegneri;

ing. Peter Zelger, quale rappresentante dell’assessorato provinciale dei Lavori pubblici;

ing. Rocco Basile, Comune di Bolzano;

arch. Efrem Ferrari , nominato dalla Curia vescovile;

dott. Ladislao Laszloczk,nominato dalla Curia vescovile;

il Parroco di Gries;

Padre Bertoldo, rappresentante dell’abate di Gries.

 

Furono presentati due progetti da:

1.  Architetto Abram,  preventivo 210 milioni;

2.  Architetto Candelpergher, preventivo 250milioni.

L’ arch. Maurer  ritirò il bando di concorso e non presentò il progetto.

Il concorso fu assegnato  al progetto dell’arch. Candelpergher; il progetto pianificava l’intera area sia attraverso  la costruzione della Chiesa che della canonica.

Il progetto originario fu modificato perché  si dovettero osservare scrupolosamente le direttive del Concilio Vaticano II. In realtà, al futuro primo parroco di Tre Santi, Don Vittorino non piacque il progetto scelto dalla Commissione. Lo considerò antiquato  e poco funzionale  e di conseguenza  pensò di bandire un nuovo concorso per la nuova Chiesa. L’architetto Candelpergher, il vincitore del concorso, inviò una lettera  alla Curia vescovile per protestare sull’eventuale nuova scelta. La Curia chiese il parere alla Commissione pontificia arte sacra che  ritenne lecite le modifiche apportate senza indire un nuovo concorso. Pertanto, risolta la questione, furono presi  accordi tra Don Vittorino e l’architetto Candelpergher per dare l’assetto definitivo alla erigenda Chiesa.

Un’altra volta era intervenuta la Provvidenza.                      

Il primo ottobre 1966, con decreto del vescovo diocesano mons. Giuseppe Gargitter, don Vittorino Dallapè è nominato parroco.  Scrive Don Vittorino nella lettera bilingue ai fedeli: “ E’ doveroso rivolgere un primo ringraziamento ai Reverendissimi Padri  Benedettini per la cura  di anime,(…)ed al Convento per la generosa offerta in denaro(…)Un ringraziamento particolare a Don Silvio che con zelo infaticabile e lavoro costante si è interessato alle cure delle anime(…)ed ha realizzato il primo lotto dei lavori(…) Parrocchia Tre Santi, ultima figlia della venerabile Chiesa matrice di S. Agostino”.

L’8 dicembre  si celebra la prima S. Messa nella cappella provvisoria.

E finalmente il 6 aprile del 1971 iniziano i lavori della Chiesa. Il 21 giugno Mons. Forer presiede alla posa della prima pietra.” Il 19 dicembre 1971 ha luogo la solenne benedizione della Chiesa, impartita dal Vescovo Mons. Gargitter.

“Partecipo alla vostra gioia-dice il Vescovo nell’Omelia della Messa- motivata dalla benedizione di questa Chiesa che sarà centro e strumento della vostra comunità di fede” E don Vittorino commenta”E’ un primo passo, ora ci attende un lungo cammino, per costruire una Chiesa viva, per edificare un’autentica comunità cristiana.

Tredici anni dopo, il 7 ottobre 1984 la Chiesa verrà consacrata da Monsignor Gargitter.

 

Ha scritto Giovanni Guareschi:”…se l’avvenire dell’albero ed il suo progresso verso l’alto sono sopra la terra, le radici sono sotto terra. E ciò significa che l’avvenire è alimentato dal passato. Guai a coloro che non coltivano il ricordo del passato, sono gente che semina non sulla terra, ma sul cemento”

Mauro Corona nel suo libro” Nel legno e nella pietra” così si esprime, in pura poesia: “ il fumo è testimone di un fuoco. La legna finisce, il fuoco si spegne. Rimane l’odore del fumo, che è ricordo. Del fuoco resta la cenere, che è memoria. Rovistando fra la cenere si pensa al fuoco che fu. Ricordare fa bene, è un buon allenamento per resistere e tirare avanti. Ha scritto Mariapia Bonanate”…Chi non ha memoria, non ha neppure futuro, perché una civiltà ed una comunità si costruiscono sulla conoscenza del proprio passato remoto e recente”

Dalla memoria emergono ricordi, esperienze, delusioni, speranze.

Il modello della Chiesa perfetta (la “Gerusalemme celeste”) è la parrocchia dove dove gli egoismi devono  lasciare il posto  alla solidarietà. E come siamo diventati da quel lontano 1966? Sono stati commessi errori; troppo spesso, forse sono prevalsi l’individualismo, il cinismo e quello che Galimberti  definisce “l’analfabetismo emotivo”. Eppure, la nostra parrocchia è sempre lì, ancorata, attraccata come una barca in piena tempesta sociale, aggrappata al suo quartiere, alla sua gente. E’ forse questa la Shekinah (residenza) ossia la presenza divina nel suo manifestarsi in questo luogo attraverso  l’ascolto della Parola? E’ l’esempio dell’unità, della coesione di una comunità presente ed attiva.

L’emozione più bella è sentire  e pregare insieme all’unisono con una voce sola,  come ci ha insegnato Gesù, il Padre Nostro. Nella nostra  più bella preghiera si chiede di santificare il Suo Nome. Continuiamo a santificarlo nella nostra Chiesa.